Riattivare il Sé
Il percorso di coaching e alcune note su un caso studio
Quando un cliente si rivolge a un coach, lo fa perché ha un problema. Questo è il grado zero della professione. A peggiorare le cose, si va ad aggiungere il fatto che chi si presenta davanti a un coach ha ben di rado le idee chiare su ciò che può ricevere in cambio.
Per questo è bene cominciare a fare un po’ di spazio per costruire una maggiore comprensione del ruolo del coach, del percorso di coaching e delle possibilità di sviluppo del soggetto inteso in quanto fucina di poteri, potenzialità e talenti.
Sarà bene partire proprio dal problema.
Un soggetto afflitto da un problema vive, sempre e immancabilmente, una crisi di ordine esistenziale. Anche il soggetto indebitato o in cerca di lavoro vive, in primo luogo, una crisi causata dal crollo di un sistema di credenze, aspettative e valori orientati a uno scopo e ritenute vere a priori (e assolutamente non esaminate). Questa è la forza di quello che, nel nostro settore, viene denominato “paradigma”.
Il fallimento paradigmatico è evidente, ad esempio, nell’INCEL convinto che il suo valore sia determinato dallo stare o non stare in una relazione, o nell’aderenza a un golden standard; ma lo è anche nell’imprenditore di mezz’età che sente l’inquietudine crescere a mano a mano che la sua azienda perde colpi, persuaso com’è che il suo spirito di impresa si sia esaurito al termine della gioventù; così come lo è l’insegnante abituato a pensare che gli studenti (magari adolescenti) non abbiano altro dovere che rispettare l’autorità e obbedire ciecamente.
In tutti questi casi, il coach di formazione umanistica interverrà non bacchettando il cliente, consigliandolo o cercando di mettere toppe e cerotti là dove è possibile. La soluzione cardine consisterà nell’individuare il paradigma fallito – o che genera repressione – e nel mettersi in cerca, rigorosamente insieme e in accordo con il cliente, di un nuovo paradigma UNICO e SINGOLARE, del quale il cliente stesso è pronto a prendersi la piena responsabilità.
In tal senso, l’insegnante di prima potrà essere instradato in un programma di allenamento dell’ascolto e, magari, aiutato a mettersi nei panni dei suoi stessi studenti – anche solo guardando qualche serie, giocando ai videogiochi o uscendo a ubriacarsi con gli amici. Il punto principale sarà individuare le potenzialità forti del soggetto, potenziarle ulteriormente fino a trasformarle in talenti (e tratti di genio) e impiegarle per elaborare insieme un NUOVO MODO DI ESSERE.
Questo è importantissimo, poiché consente al soggetto di individuare la propria vocazione e i propri compiti individuali, di farsene carico e prendersene cura in modo maturo, flessibile e adattivo.
È del tutto inutile cercare di potenziare i punti deboli. Purtroppo, è ciò che la maggior parte dei coach tenta di fare, finendo per produrre sensi di colpa e incrementando il grado di repressione personale e sociale del cliente. Cattivo karma che genera e propaga altro cattivo karma.
Appunti sparsi su un percorso di studi lasciato in sospeso
È esemplare il caso di un cliente che non riesce a portare a termine il proprio percorso di studi, soffrendo anche di ADHD e disturbo depressivo minore.
Mettendo da parte il trattamento psichiatrico e psicoterapico (ed escludendo, per ora, l’opzione del tandem), il percorso di coaching si può occupare dello sviluppo delle enormi potenzialità represse o messe da parte dall’adolescenza in poi – complice anche la problematica sottostante. Appurato che è nel pieno interesse del cliente proseguire e terminare il percorso di studi (fatto per nulla scontato e che può essere parte integrante del paradigma malfunzionante), si può procedere all’individuazione del focus inerente la domanda, all’analisi del problema e all’individuazione di uno stato di cose desiderato – che quasi mai coincide con la soluzione al problema o alla sua negazione. Per far ciò è, innanzitutto, necessario individuare il fallimento paradigmatico che ha dato luogo allo stallo, nonché le potenzialità da esso represse.
In questo caso, la mia ipotesi è che a reprimere la curiosità, l’apertura mentale, la forte integrità, la vitalità, l’amore e l’intelligenza sociale/sentimentale, ma anche la sensibilità artistica e l’amore per la bellezza – potenzialità delle quali il cliente dispone AMPIAMENTE – sia stata l’idea che il dovere venga prima delle passioni personali – e che queste ultime debbano restare, tutt al più, nell’ambito degli hobby. Così facendo, è stata la stessa coscienza del cliente a “ribellarsi” e a mettere in atto una strategia di autosabotaggio programmatico. Ciò poiché è venuto a mancare lo sviluppo della persona nella sua totalità, dando luogo a una dimensione di sacrificio e incombenza – quella che in psicologia viene denominata survival mode. Il cliente, di fatto, si è totalmente dedicato al lavoro, alla famiglia e alla gestione della casa, trascurandosi in modo pressoché autolesionistico.
Ancora più importante: è venuta a cedere l’immagine di sé. Nel corso della prima sessione il cliente si è reso conto di non essersi soffermato da anni su CHI desiderasse diventare e COSA volesse davvero fare. La prospettiva futura e la proiezione del sé attraverso la speranza, l’immaginazione e l’autodeterminazione erano state messe da parte in nome della sopravvivenza quotidiana.
Nel corso della seconda sessione, è emersa la repressione attiva di sue sensibilità e abilità “latenti”: quella letteraria e quella artistico-scultorea. Il cliente sente di essere “tagliato fuori dal mondo”, di essere isolato e di non riuscire a esprimere e comunicare davvero le proprie emozioni. Sente, altresì, che tale comunicazione ed espressione avrebbero luogo se egli riuscisse a produrre un testo o delle opere da condividere con altri.
Nella terza seduta il cliente ha rivelato di sfogare la propria frustrazione tramite l’acquisto online di oggetti per la casa. Al di là di un setting psicoanalitico e psicoterpeutico, tale tendenza rivela una modalità sotterranea di soddisfazione di potenzialità quali la creatività, la cura e l’amore per gli altri, attraverso la cura e la gestione dello spazio domestico. Un modo per sentirsi realizzati senza perdere il focus sul dovere e le responsabilità di cura.
Nell’ambito della progettazione di una soluzione ho proposto i seguenti interventi:
L’impiego di un timer analogico per la costruzione progressiva e adattiva di sessioni di studio e scrittura – nonché sostegno concreto nell’individuazione di una strategia di studio e stesura di una tesi. Ad esempio, l’inserimento di 5 minuti di pausa tra una sessione e l’altra, e di ulteriori 5 minuti dedicati alla rielaborazione critica dei concetti appresi durante la lettura.
Un processo finalizzato al conseguimento dell’obiettivo posto dalla domanda.
Un tempo da stabilire dedicato al riposo e alla coltivazione del sé, della scrittura e della scultura (tre ambiti stabiliti in accordo con il cliente).
In via sperimentale, prevedo di introdurre poche altre misure:
L’applicazione di brevi sedute di mindfulness, al fine di proporre un modello alternativo all’azione impulsiva.
Brevi analisi dei sogni accompagnate da una semplice attività di journaling. Una scelta motivata dalla necessità di una maggiore attenzione sull’interiorità e sui desideri personali.


