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Quattro allenamenti

per superare insicurezza, ansia e auto-giudizio

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Claudio Kulesko
lug 02, 2026
∙ A pagamento

Quattro pratiche per allenare la relazionalità e un download

Il più delle volte, passa il messaggio che la crescita personale sia qualcosa che riguarda il soggetto in quanto individuo isolato, una sorta di lavoro di ristrutturazione interna da compiere al chiuso della propria stanza. Non si contempla quasi mai l’idea che lo sviluppo di sé derivi, in buona parte, dal mettersi in relazione e dall’apprendere attraverso l’esperienza vissuta del corpo-mente nella sua totalità aperta.

Oggi, le frontiere del neurocoaching ci confermano esattamente questo: il nostro cervello è un organo relazionale e plastico. Non si evolve nel vuoto, ma si rimodella continuamente attraverso l’interazione con l’ambiente e con l’altro. La vera evoluzione biologica e psicologica avviene quando sfidiamo i nostri circuiti neurali consolidati esponendoci al mondo.

Non è un caso che alcune delle più potenti tecniche sintetizzate dal coaching, dal counseling, dalla PNL – e persino dai primi focolai di “pick up art” nella California degli anni Novanta – si fondino sulla relazione in quanto scoperta di sé, dell’altro e del mondo.

Spesso, l’obiettivo di tali programmi di “ristrutturazione” radicale non sono tanto le potenzialità individuali per sé, quanto le cosiddette “potenzialità di specie” e, in particolare, l’autogoverno, la socialità e l’autorealizzazione.

Ma cosa significa allenare una facoltà naturale universale?

Di seguito, un breve sunto di alcuni allenamenti (estremi) per potenziare le proprie capacità naturali, riletti attraverso la lente della consapevolezza e delle neuroscienze applicate.

- The Solo Table Theory

Salita alla ribalta su TikTok in tempi recenti, questo programma di allenamento consiglia di trascorrere almeno due ore a settimana seduti al tavolo di un ristorante, bar, pub o cafè, in totale solitudine e senza l’intenzione di conoscere o approcciare qualcuno. Obiettivo di tale pratica è costruire autosufficienza, migliorare la fiducia in se stessi e, di converso, diminuire la dipendenza relazionale.

Non c’è dubbio che questa nuova tendenza riesca, a tutti gli effetti, a costruire questo tipo di risultati. Quando siamo soli in uno spazio pubblico, di fatto, siamo perfettamente all’intersezione tra la nostra cornice di senso, linguistica, esistenziale e quella prescritta dall’ambiente comune. Se non si hanno solidi valori, buona autoregolazione e capacità di tagliare fuori i pensieri intrusivi, è quasi fastidioso trascorrere del tempo in questo modo. Per questo, la Solo Table Theory ci costringe a metterci in gioco ed estendere la nostra zona di comfort.

Dal punto di vista del neurocoaching, questa transizione è cruciale: quando siamo esposti al giudizio percepito degli altri senza il “guscio” di uno smartphone o di un accompagnatore, la nostra amigdala tende ad attivare risposte di allarme o di disagio. Restare lì, respirare e abituare il sistema nervoso a quella stimolazione permette di ricalibrare la nostra finestra di tolleranza allo stress.

In più, si potrebbe anche consigliare di praticare il mindful eating/drinking, per incrementare la capacità di esperire nel qui e ora in modo curioso e senza secondi fini. Sintonizzarsi sul sapore del caffè, sulla consistenza del cibo o sul flusso del proprio respiro inibisce il circuito cerebrale della ruminazione mentale (Default Mode Network), traghettandoci in uno stato di presenza pura.

Si può anche provare in discoteca, ai concerti, a teatro e al cinema (come fanno già moltissime persone), rompendo la cornice media dell’evento, che prescrive la presenza in gruppo. Comincerete ben presto a notare molte altre persone “in solitario”, che non vedono l’ora di conoscere qualcun*.

Un altro gioco di mindfulness e consapevolezza che si può fare consiste nell’osservare gli altri, in modo gentile e non giudicante:

  • Perdersi nei volti, nelle emozioni e nei comportamenti;

  • Analizzare le relazioni, gli abiti e le atmosfere;

  • Osservare, subito dopo, quali emozioni, quali sensazioni e quali pensieri emergono dentro di noi.

Si tratta di un perfetto esercizio per esplorare ed espandere la nostra capacità di osservazione, conoscere meglio noi stessi e coltivare la nostra compassionevole gentilezza.

- Quattro ore al giorno

Una tecnica di coaching nata in seno alla comunità di pick up artist della West Coast degli USA. Il suo creatore, Owen Cook, si è ispirato ai programmi di allenamento proposti ai venditori delle grandi aziende americane, rielaborando l’allenamento in direzione non dei risultati ma della crescita personale.

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